....Biennale Teatro...
 
 

 

"Rien à voir" con J.L.Nancy 
 
 
   -unrealview-



D. -A che cosa pensate esattamente quando dite che è necesssario cambiare il senso del sensi?

N.J -Oh...semplicemente l'idea che è necessario trasformare il mondo cambiandone il senso

D. -Si tratta di un tentativo di e-scrivere il corpo, cioè forzare il linguaggio fino a costringerlo a "incidere" il suo oggetto?

N.J -Certo! non abbiamo un corpo ma "lo siamo, lo esistiamo": il corpo è il luogo dell'esistenza
dove viene in presenza il carattere temporalmente limitato dell'essere.
Dire che siamo un corpo sposta l'argomentazione su di un livello ontologico.

D. -Cosicché la libertà, come è ormai chiaro, è libertà del corpo, non dell'io.

N.J -Tutto è in gioco, tutto il senso possibile e tutto l'impossibile.
Senza altre parole: non perchè questo sarà ineffabile, ma perchè è già là, venendo al mondo
qui ed ora


D- Da questa presenza si potrebbe chiedere dell'atto dello sguardo: figura e idea, teatro e teoria,
più di quanto non possono farlo l'udibile e l'intelleggibile,ovvero il sonoro ed il logico.

N.J -Vi sarebbe quantomeno tendenzialmente più isomorfismo fra visivo ed il concettuale
Si certo il sonoro trascina via la forma. Non la dissolve, piuttosto l'allarga, le da una ampiezza uno spessore ed una vibrazione o una ondulazione al cui disegno non fa che approsimarsi di continuo.
(come dire che il visivo permane fin dentro il proprio dissolvimento; il sonoro al contrario invece appare e si dissolve già nella propria permanenza)
 
D. -Perchè questa differennza... fra i sensi sensibili e il senso sensato

N.J -Se sembra abbastanza semplice evocare una forma - o anche una visione sonora, viceversa a quale condizione si potrebbe parlare di un rumore visivo?

D. -Ma così la "verità stessa" come dite voi, termina di essere identificabile, per diventare non più figura nuda che sorge dal profondo, bensì la risonanza di questo "fondo" o meglio, l'eco della figura nuda risonante nella profondità aperta...

N.J. -Io qui voglio portare l'intendere su altri registri, in tutt'altre tonalità e, prima di tutto, in una tonalità ontologica: che cosa è un essere che ascolta con tutto il proprio essere?
E poi qual è il tono dell'ascolto o il suo timbro?
L'ascolto sarebbe esso stesso sonoro?
Certo come una tensione, un' intenzione ed una attenzione che evoca una peculiare mobilità fra gli apparati sensoriali. Del resto ogni ordine sensoriale comporta sia la propria natura semplice, sia il proprio stato teso, attento ed ansioso: vedere e guardare, toccare e tastare, intendere e ascoltare.Quest'ultima coppia poi intrattiene una relazione particolare con il senso nella accezzione intellettuale (senso sensato)
Ne consegue che forse il senso non deve accontentarsi di fare senso ( o di essere logos) ma deve amche risuonare.

D. -Una risonanza che è fondo del senso stesso (o della verità)

N.J -Si ascolta qualcuno o qualcosa che può sorgere dal silenzio e fornire un segnale o un segno.In questo caso si può dire che l'ascolto è teso verso un senso presente al di là del suono.Oppure nell'ascolto della musica, il suono ed il senso si mescolano e risuonano l'uno nell'altro o l'uno attraverso l'altro

D. -Di un senso ai limiti o ai bordi del senso

N.J -Certo non solo come fenomeno fisiologico bensì come senso (vibratile e risonante): senso la cui sensatezza si presume risieda nella risonanza, ed esclusivamente in essa.

 
D. -Si potrebbe individuare uno spazio comune (al senso e al suono (e ai sensi)

N.J -Il senso consiste in un rinvio da un soggetto ad un altro o a se stesso - tutto simultaneamente
E si potrà dire che il senso ed il suono (ed i sensi) condividono almeno lo spazio di un rinvio e che questo spazio può essere definito come quello di un sé, o di un soggetto (un sé è solo una forma o una funzione del rinvio)
...anche se questo stesso rinvio dovesse esser infinito e dunque nella spaziatura e nella risonanza e tutt'al più come il punto senza dimensione.
Un soggetto si sente: è questa la proprietà e la sua definizione.
Ed è sempre così che un sé si sente ...sentire: come un sé che sfugge a se stesso o si ritrae, risuonando altrove come in se stesso, nel mondo e nell'altro.

D. -Infatti secondo lo sguardo il soggetto si rinvia a se stesso come oggetto.

N.J -Fra le molte combinazioni possibili dei sensi si possono schizzare queste combinazioni: il visivo (e il gustativo) in rapporto alla presenza, l'uditivo (e l'olfattivo) in rapporto al segnale (mentre il tattile è al di qua di questi due)
O ancora se prendiamo i due modelli greci del fragore e della gloria: il visivo è l'aspetto conforme ad una attesa mentre l'acustico è la fama propagata con la parola

D. -Uno scrittore potrebbe annotare -Posso sentire ciò che vedo, ma non posso mai vedere ciò che sento

N.J -Tra la vista e l'udito non c'è reciprocità.
Ma in modo analogo potrei dire che qualcosa di musicale fluttua attorno alla pittura.In altri termini ancora, il visivo sarebbe mimetico mentre il sonoro nell'ordine della spartizione e del contagio. Il che non significa neppure che queste tendenze non si rimescolino
Si tratta in ogni caso di attualizzare un empirismo dei sensi attraverso il quale si possa tentare di rovesciare l'esperienza in condizione a priori di possibilità..

D. -Si tratta della presenza allora che non si lascia oggettivare, né anticipare

 
 


N.J -E' un presente come una onda su un flutto, non come un punto su una linea, è un tempo che si apre, si scava e si allarga o si ramifica, che avvolge e separa, che si distende..
Come il presente sonoro è immediatamente l'accadere di uno spazio-tempo: si spande nello spazio o piuttosto apre un proprio spazio onnidirezionale e trasversale a tutti gli spazi

D. -Il suono non ha facce nascoste rispetto alla logica più generale della presenza come apparire.

N.J -Certo! disposizione distinta da quella della visione: la presenza visiva è già là prima che io la veda; la presenza sonora invece arriva, comporta un attacco.
Di più: il suono, che penetra passando per l'orecchio, propaga qualcosa dei suoi effetti attraverso tutto il corpo - il che non si può dire im modo analogo del segnale visivo.


D. -Si potrebbe proporre questa dizione: c'è il simulacro del visibile ed il contemporaneo dell'udibile


N.J -Si.Oltreciò si può considerare il termine a partire dal quale "lo sguardo fenomenologico si fa emergere" e l'unità e la diversità colte o designate come tali: l'originario "esser ritratto" di ogni tratto esplicito, unità e diversità insieme che non si offre come tale ma al contrario affonda nel "tacito" o la "differenza silenziosa che germina in ogni percepito".

 
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